Sulle tracce del trenino di Oropa
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- Categoria: Passeggiate Biellesi
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Dal Chiavolino al santuario sul sentiero tenuto pulito dai bikers.
Dopo la notizia che la Provincia con Ferrovie Nord sta studiando la possibilità di ricreare il trenino di Oropa, ecco una passeggiata neanche troppo impegnativa per questi giorni di Ferragosto che tocca l’ex sedime del trenino fra natura e storia: dalla frazione Chiavolino di Pollone a Oropa.
In piazza S. Rocco a Pollone esiste un ampio parcheggio; si può anche salire in auto lungo la strada asfaltata e parcheggiare poco prima della frazione Chiavolino. A metà circa della frazione si nota sulla destra un passaggio incassato fra le case, una delle quali reca un pregevole affresco: lo si imbocca ed al termine si svolta a destra, lungo il muro di sostegno che regge il cortile dell’ultimo edificio a monte. Pochi passi e sulla sinistra si passa accanto ad una cappella votiva. Poco dopo il sentiero raggiunge la carrareccia che parte poco sotto Chiavolino, serve alcune ville, e raggiunge una baita a monte. La si segue per poco, ma quando svolta a sinistra si prosegue diritto, in leggera discesa lungo un sentiero con mancorrente, fino ad incontrare sulla destra un rudere disabitato (Gaversc m. 768). Poco avanti il bosco si fa più rado e, tra prati e betulle, il paesaggio si apre sulla Burcina e sulle case del lato occidentale del Favaro. Quando si giunge ad un poggio particolarmente panoramico si prende il sentiero che, sulla nostra sinistra, sale ripido (evidenti segni di passaggio di mountain bike) ed in breve si raggiunge il sedime della tramvia Biella-Oropa in corrispondenza della fermata del Pian d’Iusei, dove la tramvia compiva una curva di 180°. Circa 30’ da Chiavolino. La tramvia Biella-Oropa fu inaugurata il 4 luglio 1911 ed iniziò regolare servizio il 13 dello stesso mese. La lunghezza del tracciato era di km 14,250, di cui 9,115 in sede propria ed il resto in sede stradale. Si partiva dai 400 msm di Biella per arrivare ai 1145 msm di Oropa, con una pendenza massima del 70‰, notevolissima per una tramvia ad aderenza (la Biella-Oropa era la seconda tramvia italiana ad aderenza a superare i 1000 metri di altitudine). Il tempo di percorrenza era di 1h 12’ in salita e di 1h 4’ in discesa. Lungo la linea vi erano 8 fermate obbligatorie, mentre altre 8 erano facoltative. L’ultima corsa fu effettuata il 29 marzo 1958. Al km 9,750, a 770 msm, vi è l’opera più ardita di tutto il tracciato. La tramvia, con un percorso elicoidale, compie una curva di 360° avente un diametro di 80 metri. Per scavalcare sé stessa percorre una galleria di 176 m, costruita a secco con il serpentino verde delle cave del Favaro, come del resto tutte le opere d’arte della linea. Dopo 50 anni di abbandono, è ancora intatta. Si prosegue lungo il tracciato della tramvia; il cammino è molto piacevole, quasi in una galleria di faggi e di castagni, con ampio panorama verso la pianura, specie in primavera e tardo autunno, stagione in cui la vegetazione non impedisce la visuale. Dopo circa 15-20 minuti ci si immette nella galleria per poi raggiungere un pianoro; si passano alcuni manufatti: muraglione di sostegno, passaggio in trincea scavata nella roccia, ponticello. In basso si vede la frazione "Mucet". Si sbuca così su un pascolo, con alla nostra destra a poche decine di metri sotto di noi la statale. Siamo ora all'altezza del breve rettilineo stradale detto "Piano dei sette faggi". Essi esistevano infatti fino all’anteguerra, in regolare successione. E’ stato necessario abbatterne due, malati, in epoca abbastanza recente. Ora ne rimane solo uno, con adiacente un altro albero. A fine del tratto di pascolo il sedime si inoltra leggermente verso sinistra, fiancheggiato dalla vegetazione, che ha il pregio di nascondere il triste spettacolo dell'ex Stabilimento Idroterapico, meta del turismo di altri tempi, ora allo sfacelo. Auguriamoci che le iniziative per il suo recupero vadano a buon termine. Percorso sempre facilmente agibile, con numerose tracce di mountain bike. In leggera curva a destra si percorre il sedime sopra il manufatto "I tre archi", costruzione tutt'ora solida ed interessante, per scavalcare il Rio Furia. Pare che sia questa la quota minima (mt. 1000 ca.) a cui si possono ancora ammirare alcuni cespugli di Rododendro Rugginoso, molto comune man mano che si sale sulle nostre Alpi. La tramvia prosegue, con altri manufatti e muraglioni, in leggera salita, però molto minore della pendenza della strada sottostante che affronta in quel punto la salita della Vecchia. All'altezza dell'albergo Miravalle e delle case della Vecchia, in un boschetto di conifere, il sentiero si allarga. Qui vi era appunto una fermata della tramvia, con doppio binario per permettere l’incrocio dei treni. Si trova proprio sopra la Cappella dell’Acqua, una fontana molto apprezzata (pare dovesse diventare "acqua minerale" con il nome di Fonte Gioiosa). Quando nel dopoguerra vennero sostituite le cabine della funivia Oropa-Lago Mucrone, una fu recuperata per servire da sala d’attesa in questa fermata. Digressione: in inverno in questo tratto capitava talvolta che le ruote della motrice slittassero sulle rotaie coperte di neve, o da uno strato di ghiaccio o anche semplicemente di foglie bagnate. Le motrici disponevano di apposita apparecchiatura spargi-sabbia; poteva tuttavia avvenire che la sabbia finisse ed allora la spinta di qualche viaggiatore volenteroso risolveva il problema, salvo risalita al volo. Si prosegue sempre sull'ex sedime fin dove finisce, scomparso con l’allargamento della strada sottostante. Un breve sentiero in salita permette di raggiungere lo sterrato che collega la statale all'ex Stabilimento Bagni ed in pochi metri si raggiunge la strada asfaltata alla Cappella di S. Fermo, al culmine della salita della Vecchia. Da Pian degli Uccelli sono passati circa 40’. A questo punto si può seguire la statale verso Oropa; il disagio di camminare su una strada trafficata è ampiamente compensato dal fatto che si attraversa una delle più belle faggete del Biellese, con alberi centenari. A chi invece non teme di allungare il percorso di 40-45’ consigliamo vivamente una variante che permette di visitare S. Bartolomeo. Giunti sopra la Cappella dell’Acqua un sentiero scomodo e scosceso, ma molto breve, ci porta sulla statale che si discende di pochi metri per infilarsi nella stradina asfaltata a monte dell’ex albergo Miravalle. Questa strada serve le numerose baite sparse per l’ampio dosso prativo nonché il caseificio di proprietà dell’Asilo di Cossila S.Giovanni. La si segue scendendo fino ad incontrare un sentiero sulla sinistra: è il ‘Sentiero della Madonna’ che da Cavallo Superiore porta ad Oropa (ma il ponte sul rio Furia è al momento intransitabile). Invece il tratto da qui ad Oropa è stato pochi anni fa completamente risistemato dal comune di Biella ed è comodissimo. Dopo un primo tratto pianeggiante, alla cosiddetta “tana dell’orso” si comincia a scendere fino a raggiunge l’alpe di S. Bartolomeo. Le prime notizie su S. Bartolomeo sono contemporanee a quelle di S. Maria di Oropa e risalgono al 1207 (bolla di papa Innocenzo III). La parte più antica è rappresentata dalla chiesa, che fino a poco tempo fa era utilizzata come cucina dal margaro: don Delmo Lebole la fa risalire all’VIII-IX° secolo. A fianco, verso valle, l’abitazione dei monaci, quasi completamente ricostruita in periodo romanico (XII-XIII° secolo). Da notare il gioco del ‘filetto’ (griscia) scolpito su una ‘losa’ nel cortile. Di qui, con comodissimi tornanti, si risale quello che era il colle di S. Francesco e che nella seconda metà del ‘700 fu completamente spianato per ottenere il “prato delle oche”. Il comodo sentiero, accuratamente scalinato dove necessario, è arredato con pannelli esplicativi e con tavole di legno ricordanti tutti i santuari mariani del biellese. Da S. Bartolomeo 30-35’, dalla partenza 2 ore-2 ore e mezza.




