L'atto di Nascita del Piazzo
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- Categoria: Storia e Tradizioni Biellesi
- Pubblicato 28 Febbraio 2006
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Si riporta quanto detto da: “ Andrea Coda Bertetto”, in merito al fatto.
Alla presenza degli uomini I cui nomi leggonsi in basso, col bastone che teneva in mano, mons. Uguccione, vescovo di Vercelli investiva per feudo gli uomini di Biella
Di un monte denominato Plaz, al modo che si legge di seguito, talchè gli uomini che vorranno abitare in tal monte, ciascuno per sé, deve prestare atto di fedeltà come di vassallo e suddito al suo signore; in tal modo maschi e femmine devono possedere la sopraddetta terra o riceverla in successione, abbiano però facoltà di vendita solo fra di loro, non ad altra persona che non sia abitante dello stesso luogo.
In più lo stesso Vescovo a tutti promise che gli stessi benefici di cui fruivano in passato nel predetto luogo di Biella, avrebbero pure un futuro, nell'avanti citato monte, onde il Vescovo trasferì ad essi uomini I banni che erano usi avere nel sovrindicato luogo di Biella, eccetto quelli che infra si leggono,cioè: spergiuro, adulterio, furto, omicidio o ferimento, pescagione e caccia e quegli altri banni che il Vescovo avrà posto per l'utile del luogo.
Gli stessi uomini devono ascendere al predetto monte e costruirvi le loro abitazioni e non dovranno impedire al Vescovo ed ai suoi successori alla Cattedra eusebiana, di salire al monte ed all'abitato con molti o pochi uomini esterni e quanti del suddetto luogo saranno richiesti di dare aiuto, lo debbono dare e chi sarà richiesto di fare lotta la dovrà fare.
Promise poi lo stesso Vescovo di non porre nel detto luogo un castellano se non col consiglio, in Curia o nel luogo stesso, dei sopraddetti uomini, come si è convenuto.
Fatto nel suddetto luogo.
Segno di mano di Ugaccione vescovo e degli uomini di Biella che richiesero la stesura di quest'atto.
Segno di mano di Pietro Retrua e di Gisulfo che, per il bene e l'utilità comune della città ricevettero quest'atto.
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Segno di mano dei testi: il prevosto di S. Eusebio, Aldraco, messo imperiale, Oberro Avogadro, Oberto visconte di Carisio, Oberto di Cocona, Ardizzone di Aramengo, Riccardo di Cerrione, Pietro Negro di Valdengo e Lanfranco, nipote del Vescovo. Essi tutti diedero a me parola ed al Vescovo attribuirono autorità pubblica.
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Io Alberto, notaio del sacro Collegio, ho scritto questa carta e l'ho completata dopo averla trasmessa.
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COMMENTO.
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E' da notare anzitutto la forma anomala di quest'atto; non è infatti il Vescovo in prima persona a dettare le sue condizioni ma esse sono esposte in forma narrativa quasi ad indicare un accordo già stipulato fra le parti contraenti. La validità dell'atto e tuttavia garantita dalle firme del Vescovo concedente, dei rappresentanti del popolo e dei numerosi ed eminenti testimoni fra cui non manca il messo imperiale. Qualunque sia la sua natura giuridica, quest'atto decretava la nascita del Piazzo, di quel borgo che diverrà centro e sede del nascente Comune ed ove, per secoli, si eserciteranno I poteri civili e giudiziari.
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Vi sorgeranno sontuosi palazzi nobiliari belle case con portici e loggiati. Le necessità essenziali di vita saranno assicurate dalla roggia, opera ingegnosa ed ardita con cui le correnti, allora incontaminate, del torrente Oropa derivate in località poi denominata Vallauta, venivano addotte alle cisterne del luogo. Il collegamento col Piano, dov'erano le feraci campagne, veniva stabilito con le numerose coste, attorno alle coste più occidentali veniva formandosi l'aggregato storico del Vernato. Biella sorgeva così a vita nuova.



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